
Unipro, l’Associazione Italiana delle Imprese Cosmetiche,ha presentato, nei giorni scorsi ,tramite il Suo Presidente, Fabio Franchina, la rilevazione del Centro Studi e Cultura d’Impresa sulla chiusura del secondo semestre 2008 e sulle previsioni del primo semestre 2009. La crisi finanziaria, oltre ad essere globale, e’ anche trasversale, ha riferito Franchina, tiene, tuttavia, il consumo quotidiano di bellezza,in quanto la gente e soprattutto il pubblico femminile continua e continuerà a guardarsi allo specchio e non rinuncia all’uso giornaliero del cosmetico.
La contrazione della domanda di cosmetici è, quindi, meno evidente rispetto alla media nazionale dei beni di consumo.
Risultano piu’ marcate: la specializzazione di nicchia e le situazioni disomogenee all’interno dei singoli canali.
Il rallentamento dell’economica mondiale penalizza, tuttavia, le esportazioni di cosmetici dall’Italia.
L’industria cosmetica italiana reagisce, percio’ con investimenti selezionati, sempre attenta alla ricerca e all’innovazione.
Il saldo commerciale del settore è ancora positivo per 700 milioni di euro anche se il mercato interno agevola l’incremento delle importazioni.
La crescita del fatturato delle imprese cosmetiche alla fine del 2008 è prossima agli 8.300 milioni di euro con un segno positivo soltanto dello 0,3%, a conferma di una stagione condizionata da importanti rallentamenti di mercato sia in Italia che all’estero.
Tengono bene i fatturati nei canali tradizionali, in particolare farmacia ed erboristeria dove le vendite sono ancora sostenute: per la seconda parte del 2008 è attesa una crescita di cinque punti percentuali mentre per il primo semestre 2009 si prevede un tasso prossimo al 4%, per un valore di poco superiore ai 320 milioni di euro.
Il canale risponde positivamente alle opzioni d’acquisto di ampie fasce di consumatori, attenti alle produzioni a connotazione naturale e a prezzi più contenuti. Il servizio e l’attenzione al consumatore completano le condizioni positive che favoriscono la crescita del canale.
Esistono, tuttavia, condizioni di maggiore incertezza per il futuro, legate al calo di fiducia dei consumatori e alle politiche di vendita di alcune aziende in difficoltà e alla riduzione, per quanto limitata, dei punti vendita. Proseguono a ritmi sostenuti anche le vendite dei cosmetici in farmacia, + 4% nel periodo luglio-dicembre 2008 con un valore totale del mercato che e’ passivo di 1400 di Euro;
il canale si conferma soddisfacente per le attese dei consumatori alla ricerca di servizi di qualità percepita e di rapporto qualità prezzo.
Di poco positive anche profumeria e grande distribuzione.
Negative le vendite nei canali professionali, in particolare nei saloni di acconciatura dove si assiste ad una razionalizzazione degli acquisti. Anche nei saloni di estetica impattano gli andamenti disomogenei nei vari centri.
Il rallentamento delle esportazioni (-2,3% con un valore di poco oltre i 2.200 milioni di euro) è condizionato dalle tensioni sui prezzi e da oscillazioni ancora instabili sui cambi. Pesa il calo dei consumi negli Usa e in alcuni paesi europei. Nelle aree BRIC (Brasile, Russia, India e Cina) e nei paesi asiatici di nuova industrializzazione (Vietnam, Tailandia, Singapore) l’offerta italiana di cosmetici è ancora molto competitiva.
Franchina, afferma che “più che in ogni precedente rilevazione le previsioni sulle vendite risentono di forti disomogeneità anche all’interno dei singoli canali. Alla generalizzata contrazione dei consumi fa da contraltare una propensione d’acquisto sempre più attenta e differenziata. Il cosmetico è entrato da tempo nell’uso quotidiano: il consumatore non può più rinunciare ad un abitudine entrata nella sfera ‘igiene - bellezza – benessere’ ma è sempre più attento al concetto di value for money”.
Per quanto riguarda LA SITUAZIONE DELL’INDUSTRIA COSMETICA IN EUROPA, Antonio Argentieri, Presidente della Commissione Direttiva dell’Associazione delle Imprese Cosmetiche, ha, poi, riferito come la crisi finanziaria, per il momento, non abbia provocato crolli dei consumi cosmetici, mentre si registra in tutti i paesi un generalizzato calo degli acquisti alimentari.
Si verificano,invece, forti spostamenti tra i canali all’interno del settore cosmetico.
Nel mass market, ad esempio, si registrano spostamenti non solo verso i bassi prezzi, ma verso i prodotti “value for money”.
In Francia i consumi registrano un calo a quantità. Sono in corso forti pressioni sulle promozioni e forti investimenti pubblicitari per sostenere la domanda finale.
Cresce il fenomeno degli hard discount che rappresentano ormai l’8% del mercato cosmetico d’oltralpe.
In generale si registra, comunque, un forte clima di paura e una forte tensione e preoccupazione sull’evoluzione a breve dei consumi.
In Spagna, dopo anni di crescite molto dinamiche, il mercato nel 2008 cresce solo dell’1,4%.
Meno difficoltosa la situazione per i grandi brands, aumenta il fenomeno delle private labels che coprono oltre l’8% del mercato cosmetico.
Calo dei consumi nei canali professionali, acconciatori ed estetiste.
Il clima generale denota pessimismo per il calo dei consumi a breve.
Anche nel Regno Unito le rallentate opzioni di acquisto dei consumatori condizionano il calo dei consumi dei cosmetici.
Tengono solamente i trattamenti e i consumi di quelli di alta gamma.
In stagnazione anche le vendite per quanto riguarda la distribuzione organizzata dove si assiste allo spostamento verso i prodotti " value for money" di cui parlava prima il Presidente Franchina.
Il rallentamento delle esportazioni (-2,3%) è condizionato dalle tensioni sui prezzi e da oscillazioni sui cambi. Pesa il calo dei consumi negli U.S.A. e in alcuni paesi europei.
Per quanto riguarda le previsioni sull'occupazione Argentieri riferisce che sono allineate alle precedenti edizioni.
Piu' del 18% degli intervistati prevede una diminuzione anche se evidenti preoccupazioni nei confronti della situazione econonomica stsgnante sembrano non influire troppo sull'impatto occupazionale.
Segnali di stabilita' anche nelle previsioni della capacitä prduttiva anche se solo il 18% degli intervistati contro il 30% dell'anno precedente prevede del 30% degli intervistati prevede un aumento negli inevstimenti dei macchinari.
Rallentamenti sono previsti anche per quanto riguarda l'ottimizzazione della capacità produttiva sia per la manutenzione che per la ricerca e lo sviluppo. Rallentamenti sono previsti anche per la comunicazione in quanto le imprese cosmetiche puntano ad azioni di comunicazione e di qualificazione mirate.
Per quanto attiene infine ai costi di produzione solo il 62,2% degli nitervistati contro il 75% della passata edizione li prevede in aumento segnale questo positivo.
Da qui l'importanza della scelta e della selezione degli imballaggi visto che la carta incide per il 41,8%, la plastica per il 38,9%, il vetro per l'8,3% e il resto per il 2,3%.
Uno sforzo va dunque fatto in tal senso al fine di trovare materiali di riciclo ose non addirittura ecocompatibili ad un costo che possa incidere positiviamente sul prezzo finale.
Sara mai possibile? Ai posteri l'ardua sentenza!
Gianni Longhini
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