
Dopo la campagna promossa la scorsa primavera sul tema "tornare ad amare senza pensieri" di cui chi scrive ha , già, avuto occasione di parlare , Sia ,la Societa' Italiana di Andrologia, lo scorso 15 gennaio al Teatro San Babila di Milano, ha organizzato un incontro -talk show -sul tema "Gli uomini italiani fra fraglità e insicurezze" al fine di discutere i risultati della ricerca "Gli uomini italiani e l'autostima" realizzata dall'ISPO per conto della medesima SIA.
L'incontro dibattito e' stato, magistralmente e con la professionalità di sempre, condotto, dal celebre giornalista e scrittore Bruno Vespa con un "parterre" altrettanto famoso composto oltre che dal Presidente della stessa SIA Prof. Vincenzo Gentile, dall'andrologo Bruno Giammuso, dal sociologo e scrittore Renato Manheimer, dalla sessuologa Chiara Simonelli, dal giornalista e scrittore Paolo Occhipinti e dall'avvocato matrimonialista Annamaria Bernardini de Pace.
Su un campione di 800 italiani di età compresa tra i 18 e i 60 anni ,sui quali e' stato eseguito il test della percezione dell'autostima ,è emerso che l'uomo di oggi è più sensibile alle emozioni, gli viene ancora richiesto di difendere il suo gruppo, ma il suo principale compito è quello di dare a se stesso una stabilità emotiva. Deve sopportare, piu' che la fatica fisica, quella mentale e psicologica, causata dalla vita quotidiana in un contesto sociale ed economico assai problematico.E' piu evoluto e capace di confrontarsi piu' con le proprie paure che con i nemici esterni, anche perchè e' consapevole che affronatere le proprie insicurezze è il passo inevitabile per cerscere e raggiungere un buon livello di serenità. Ma soprattutto il vero uomo è giusto leale, capace di autorironia e allegria nei confronti della vita.
Tale risultato e' stato, vivacemente e con arguzia, commentato dai partecipanti al dibattito con l'Avv. Bernardini che ha, da subito, esordito mettendo in chiaro , a dispetto del disappunto di Occhipinti e Manheimer ,che la società di oggi è profondamente cambiata rispetto all'epoca generazionale delle nostre mamme e ancor piu' delle nostre nonne.
Infatti la donna di oggi, ha spiegato Bernardini, corrisponde al risultato del postfemminismo sessantottino , per cui è autonoma , lavora e si sente in campo lavorativo al pari se non superiore all'uomo che giocoforza e' costretto ad accettarla cosi' com'è anche se lo fa con molta fatica e quindi la vede, a volte come rivale e non come alleata e quando lo fa si porta sempre dentro di sè una certa frustrazione e una certa diffidenza causa continua di litigi e a volte anche di divorzi.
L'uomo d'oggi ha continuato Bernardini , suscitando l'ilarità degl altri partecipanti e soprattutto di Renato Manheimer che a sua detta ha mantenuto, ancora, una visione antidiluviana della coppia ,non puo' ,piu', cercare nella propria compagna la madre che ha avuto e che lo ha viziato perche' la donna non ha piu' tempo per viziarlo o coccolarlo.
E' presa da mille problemi,ha una casa da gestire e poi é già lei stessa madre e deve occuparsi dei figli che spesso sono invece, trascurati dal marito che pretende di essere solo lui a lavorare e a non dar importanza al lavoro della propria moglie.
Tutto cio' provoca nell'uomo, soprattutto, del sud ha riferito Giammuso , supportato anche dalla Dr.ssa Simonelli, una notevole frustrazione, in quanto per sua natura l'uomo è abituato "a portare i pantaloni" e male accetta tali comportamenti che incidono, inevitabilmente, anche nella sfera sessuale della coppia creando cosi' la cosiddetta "ansia da prestazione" con l'inevitabile conseguenza dell'uso, sempre piu' frequente dei Pde5 inibitori farmaci cioe' tipo Viagra o similari.
A proposito di questi ultimi Giannuso interrogato da Vespa circa l'età in cui vengono usati per la prima volta , con estremo stupore dei presenti ha dichiarato che questa gli risulta essere sempre piu' bassa in quanto proprio "l'ansia da prestazione" induce il 40% dei giovani in età da 18 a 20 anni a farne uso.
Naturale spiega Bernardini perche' le giovani donne di oggi sono sempre ,piu', aggressive e quindi si aspettano sempre di piu' dai loro compagni a livello di "performance"
E nelle coppie piu' mature cosa succede? Ha chiesto Vespa al Prof Gentile.
Nelle coppie mature esiste il fisiologico problema già piu' volte segnalato dalla Sia delle difficlta erettive dovute a disfunzioni o semplicemente ad insufficiente afflusso di sangue nei corpi cavernosi del pene.
"Il benessere sessuale è, infatti il barometro della salute di un uomo - ha proseguito Gentile - Patologie come la disfunzione erettile o l'eiaculazione precoce condizionano pesantemente non soltanto la sfera affettiva e sessuale, ma anche la vita quotidiana di un uomo, con forti implicazioni negative sulla gioia di vivere e sull'autostima. Acquisire consapevolezza sulla natura di questi problemi e avere voglia di risolverli dimostra come gli uomini stiano maturando una nuova coscienza di sé e dei propri limiti. E proprio per essere loro di supporto in questo percorso, la Sia sta portando avanti la seconda edizione della campagna 'Torna ad amare senza pensieri'". Prima regola, la prevenzione. "Diagnosticare precocemente la disfunzione erettile è fondamentale - ha aggiunto ,poi, Giammusso, coordinatore scientifico della campagna - perché può essere il primo 'campanello d'allarme' per l'insorgenza di altre malattie quali le patologie cardiovascolari e il diabete. Oggi i gia menzionati PDE5 inibitori", i farmaci anti-impotenza ribattezzati 'pillole dell'amore', "sono medicinali sicuri - conclude - ma necessitano sempre di un'attenta valutazione medica". Un monito mirato ai giovani, che tendono a considerare questi farmaci come un segreto o una trasgressione.
Ecco allora che sarà necessario il consulto del medico. Il problema è che però l'uomo per sua natura come confermano Giannuso e Simonelli mal sopporta l'idea di andare dal medico. Si sente frustrato ed ecco che a sua volta anche la donna si sente fratsrata perche' pensa di non piacer piu' al prorpio compagno e adl meid co ci ca in media dopr tre anni dall'insorgere dei primi problemi.
A parte le patologie In generale gli italiani sono abbastanza soddisfatti del proprio livello di autostima - commenta il sociologo Mannheimer supportato da Occhipinti - Attenzione però alla cosiddetta " età della crisi", la seconda metà della vita in cui i maschi dello Stivale come già detto, "anche in tema di autostima, manifestano insicurezza e malessere". Ma da cosa nasce l'autostima? Ha chiesto Vespa scorrendo i dati della ricerca. Secondo gli interpellati , le leve che ne regolano l''altalena' sono più interne (49%) che esterne (37%). Il primo fattore chiave è la realizzazione dei propri obiettivi (45%); seguono l'equilibrio tra sé e il mondo esterno (40%), la conoscenza di sé (37%), l'accettazione dei propri limiti (34%) e il carattere personale (33%). Fra gli elementi esterni spiccano poi i rapporti interpersonali (26%), i successi/insuccessi (21%) e il confronto con gli altri (19%). Nel dettaglio, a incidere di più dall'esterno sulla considerazione di sé ci sono la famiglia, il benessere psicofisico, il lavoro, le relazioni sentimentali e quelle sociali. In coda ci sono invece il benessere economico e il sesso. "Volendo fare dei distinguo - precisa Mannheimer - i giovanissimi danno maggior importanza al sesso, alle relazioni sociali e al loro benessere psicofisico, mentre gli uomini tra i 35 e i 54 anni sono molto più influenzabili da famiglia, lavoro e benessere economico. Di contro, gli ultra 55enni sembrano preoccuparsi meno del sesso, mentre tengono in considerazione famiglia, relazioni sociali e salute". Insomma, l'autostima nasce 'da dentro', ma viene condizionata dalle sorprese che la vita riserva. Zoomando poi sul rapporto di coppia, armonia tra partner e autostima si alimentano a vicenda. Da un lato, se lui si piace la relazione è più stabile, dall'altro il rapporto di coppia tiene alta l'autostima. Non la crea, ma la alimenta. Specie se l'intesa si traduce in complicità, comprensione e gestione condivisa dei possibili disturbi sessuali.
Se non esiste più tale complicità commenta Bernardini viene pero' meno "l'affectio maritalis" e molti matrimoni si sfasciano spiega l'avvocato matrimonialista, per tali motivi dando, tuttavia atto che l'uopmo maturo quando si'innamora lo fa in maniera responsabile e anche l'anziano che per ipotesi si innamora della giovane badante moldava perchè in lei ha trovato l'elisir della sua giovinezza tende a sistemare bene le proprie cose ed in particolare è piu generoso con la sua ex in caso di separazione e/o divorzio.
L'uomo vero del Duemila, dunque, non assomiglia ad Ercole né ad alcun Casanova del passato. E' un 'eroe normale', forte come Goldrake e saggio come Gandhi. Come il Mahatma indiano è , infatti, capace di sopportare, più che la fatica fisica, quella mentale e psicologica legata a un contesto socio-economico sempre più problematico. E come il simbolo dei manga-robot combatte e sconfigge il male, non più incarnato da un nemico esterno, ma dalle paure di ogni giorno. Per ricapitolare se dalla ricerca, condotta su 800 italiani di età compresa fra 18 anni e più di 60, emerge l'identikit di un uomo consapevole di se stesso e dei propri limiti, in grado di accettarli e superarli. Un uomo giusto e leale, ironico e allegro. Sensibile ai problemi del pianeta, il nuovo 'maschio al 100%' sa emozionare ed emozionarsi. Ama l'amore e punta a una stabilità emotiva, un ingrediente fondamentale dell'autostima. Non a caso - anticipa una nota - si sente sicuro di sé il 92% degli uomini italiani con una relazione fissa, contro l'81% dei single.E' anche emerso che la forza d'animo aiuta anche a superare problemi di salute un tempo vissuti come drammi: il 72% degli intervistati assicura che una defaillance sessuale non incide sulla propria autostima. Dunque per gli uomini italiani avere autostima significa "piacersi", "essere soddisfatti di sé", "mostrare la capacità di affrontare i problemi", essere consapevoli dei propri mezzi e sentirsi felici di averli. Ma chiamati a dare un voto alla propria considerazione di sé, in una scala da 1 a 10 i connazionali le danno in media un 7,7. Per la maggior parte del campione (56%) l'autostima è cresciuta negli ultimi anni, per il 35% degli intervistati è rimasta invariata e per l'8% è diminuita. Con qualche differenza anagrafica. Se il 70% dei giovani 18-24 anni e il 65% dei 25-34enni assicura che nel tempo hanno imparato a 'piacersi' di più, nella fascia tra i 45 e i 54 anni aumenta la quota di disillusi: il 12% confessa che negli anni l'autostima si è ridotta.
Palestrati e playboy hanno ,dunque, stancato. Il mito del macho ha fatto il suo tempo e ora la forza dell'uomo vero, del maschio 'doc', è tutta nel cervello e nel cuore. Ma a quest'ultimo come dice il famoso detto.... "non si comanda.
Gianni Acerbi
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