
E’ stato anticipato a Milano lo scorso 9 settembre nel corso della conferenza stampa tenutasi presso il Circolo della Stampa, da parte di esimi relatori, il tema che sarà dibattuto durante la giornata di confronto che l’Azienda Ospedaliera degli Ospedali Riuniti di Bergamo terrà, appunto, a Bergamo il prossimo 13 settembre al fine di un confronto fra le massime autorità scientifiche italiane del settore per la costruzione di nuovi parametri diagnostico-terapeutici condivisi.
Il Prof. Gavazzi direttore USC Cardiologia ha riferito che la Cardiomiopatia ipertrofica e’ una malattia genetica del muscolo cardiaco (miocardio), non monolitica, caratterizzata da un marcato aumento dello spessore della parete del cuore (ipertrofia) ed in particolare del ventricolo sinistro la cui cavità diventa così più piccola del normale ed il ventricolo più rigido.
Tale malattia, ha proseguito il Prof. Gavazzi, rappresenta la più comune causa di morte improvvisa tra i giovani al di sotto dei 35 anni e ha richiamato in proposito il triste primato del mondo sportivo ed in particolare del calcio riferendo come qualsiasi attività sportiva portata avanti a livello agonistico porti a modificare ,anche se in modo reversibile, il cuore dell’atleta, cosi che se non esistono adeguati controlli risulta inevitabile che si verifichino simili infauste ed inattese circostanze anche perché proprio nel caso di cuore atletico risulta assai difficile una diagnosi differenziale tra l’ipertrofia fisiologica e quella patologica.
In Italia vi è un caso ogni 500 persone, ha proseguito Gavazzi, con una percentuale pari al 2/1000 della popolazione ma grazie ai progressi della scienza negli ultimi vent’anni è ora più facile diagnosticarla e quindi curarla anche se come sempre per le patologie cardiache di questo tipo non è mai facile la diagnosi essendo spesso la sintomatologia assai variabile o in alcuni casi, addirittura, assente come per i bambini o per giovani adulti spesso come predetto durante uno sforzo fisico. I sintomi più frequenti sono la dispnea (difficoltà respiratoria) l’angina pectoris ( forte dolore al petto) l’astenia e brevi episodi di perdita di coscienza o di offuscamento della vista dovuti ad un ridotto afflusso di sangue al cervello.
Ma quali sono le opzioni terapeutiche per i pazienti affetti da cardiomiopatia ipertrofica?
Nella risposta si è affiancato a Gavazzi il Prof. Quaini, Consulente scientifico presso il Dipartimento Cardiovascolare degli Ospedali Riuniti di Bergamo,che ha riferito che sono diverse e sostanzialmente , la terapia medica (quindi con l’ausilio di farmaci) che può risultare sufficiente nei casi meno gravi e la terapia chirurgica consistente in un intervento a cuore aperto dove si procede all’ apertura dell’aorta, all’alcoolizazzione del setto interventricolare con la conseguente miectomia o asportazione (con un unico gesto) del setto stesso, della valvola mitralica e/o di quella porzione di muscolo ispessito di modo che la cavità del ventricolo sinistro in quest’area venga cosi’ allargata e l’ostruzione che blocca il flusso sanguineo ridotta o eliminata.
L’intervento ha proseguito Quaini, con un’anestesia delicata, dura circa 40 minuti dopo di che il paziente viene monitorato in terapia intensiva per circa 12 ore e dimesso a seconda dell’età entro 3-4 giorni per i più giovani e 10-12 nel caso di pazienti più anziani.
La prognosi è nella maggior parte dei casi favorevole e migliora sicuramente la qualità di vita dei pazienti con buoni risultati a breve e lungo termine permettendo agli stessi di condurre un normale tipo di vita.
Naturalmente, ha proseguito Quaini, richiamando in proposito la propria esperienza personale effettuata negli anni 80’ a Toronto in Canada dove ha imparato le tecniche operatorie già, allora, avanzate in quel paese, questo tipo di intervento può essere eseguito soltanto da chirurghi molto esperti che abbiano operato un numero sufficientemente elevato di pazienti.
Per questo motivo ha proseguito, poi, Paolo Ferrazzi, Direttore del Dipartimento Cardiovascolare e Direttore USC Cardiochirurgia degli Ospedali Riuniti di Bergamo, “il nostro Dipartimento e’ una delle poche strutture in Europa in grado di curare a 360 gradi ogni tipo di paziente affetto da problemi cardiaci, dal neonato all’anziano e data l’esperienza nel trattamento chirurgico della cardiomiopatia ipertrofica ostruttiva abbiamo organizzato questo workshop insieme ai cardiologi e ai maggior esperti italiani di questa patologia, sperando di poter contribuire al miglioramento del trattamento chirurgico di questi pazienti e d trasmettere ai colleghi più giovani le conoscenze da noi acquisite in questi anni”. “Avere la possibilità di fare ricerca”, ha proseguito Ferrazzi, “e’ fondamentale per arrivare a nuove conoscenze anche nel campo dello scompenso cardiaco con dilatazione cardiaca, problematica che interessa, ha aggiunto, milioni di pazienti nel mondo”. E ha, poi, proseguito recentemente “abbiamo messo a punto, proprio per ovviare a problemi di cardiopatia in fase dilatativa una cosiddetta “molla del cuore”, cioè un anello elastico in grado di ristabilire la funzione di pompa del muscolo cardiaco danneggiata da patologie come lo scompenso cardiaco”.
Le conclusioni derivanti da questo workshop avranno, dunque rilevanza internazionale attraverso significative pubblicazioni scientifiche.
Quello che si dice appunto “i miracoli della scienza”.
Giovanni Acerbi
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